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時事イタリア語

イタリア語の新聞で最新のニュースを読みます

コラムニスト、イスラム国はウィルスのようなもので、早期発見が必要と強調

  メディア・グループの「アルジャジーラ」のコラムニストであるファード・ビン・ジュレイド氏によると、「イスラム国はウィルスのようなものだ。病気になった庁越すが見られたならば、治安組織と医者を呼ぶべきだ」という。イスラム国の思想はウィルスのようなものであり、身体と心に兆候が現れるために識別できるのであり、「手遅れになる前に」治安組織と医者を呼ぶべきだという。
 重体になった患者を救うのと同じように、「イスラム国に加盟しようと考えていることを示す信号となる奇妙な考え方をする人々を、周囲の家族が確認できるように、医者や救助者や警察などが協力しなければならない」という。同氏によると、「社会的な孤立、疑わしいインターネットのサイトの閲覧、ソーシャル・ネットワークへの依存、行動の急激な変化」などの兆候がみられる場合には、赤信号だという。治安警察が「毎日こうした変化を個人ごとに監視していることはできない」ために、何よりも周囲の家族が見張っていて、「テロリストになりそうな兆候」を確認したならば、「医者と治安組織に」通報し、「手遅れにならないうちに」介入するように求める必要があるという。「家族、友人、両親こそが、愛する人がイスラム国の手に落ちるのを防ぐことができる人々である」という。

www.lastampa.it

“L’Isis è un virus, una volta riconosciuti i sintomi chiamate le forze di sicurezza o i medici”

A sostenerlo è Fahd Bin Jleid, opinionista del gruppo editoriale saudita “Al-Jazirah”
 
 
 “Daesh non è solo un’organizzazione terroristica ma una malattia che si può diagnosticare, prevenire”. A sostenerlo è Fahd Bin Jleid, opinionista del gruppo editoriale saudita “Al-Jazirah”, secondo il quale bisogna trattare “Daesh” - acronimo arabo di Isis, lo Stato Islamico di Abu Bakr al-Baghdadi - come vero e proprio virus, “che si può riconoscere da sintomi psicologici e fisici” in maniera tale da far intervenire le forze di sicurezza o il personale medico “prima che sia troppo tardi”.  

 

Proprio come fanno i dottori per curare i malati gravi. “Agenti, medici e ricercatori devono cooperare per identificare degli indicatori capaci di aiutare le famiglie ad identificare il bizzarro modo di pensare che porta i singoli ad aderire a Daesh” afferma Bin Jleid, secondo il quale le “luci rosse” da tener presenti sono “isolamento sociale, visita a siti Internet sospetti, dipendenza dai social network e bruschi cambiamenti di comportamento”. Poiché le forze di sicurezza “non possono seguire ogni singolo individuo identificando tali cambiamenti” l’appello è rivolto innanzitutto alle famiglie, affinché siano loro ad individuare gli “indicatori della deriva terrorista” allertando “personale medico e di sicurezza” chiedendogli di intervenire “prima che sia troppo tardi”. “Famigliari, parenti ed amici sono quelli che più possono evitare ad un loro caro di cadere nella trappola di Daesh - aggiunge l’opinionista - ed hanno una grande responsabilità nello scoprire cambiamento improvvisi di modi di fare, pensare, agire” prevedendo il contagio ideologico, l’adesione ad Isis e dunque “pericoli per un’intera famiglia o comunità”.  

 

È interessante notare che tale approccio, incentrato sul ruolo di prevenzione che può essere svolto dalle famiglie, è assai simile ad una delle tattiche anti-terrorismo adoperate da Israele per stroncare la Seconda Intifada. Fra il 2002 ed il 2004 il controspionaggio israeliano avvicinò molte famiglie di kamikaze palestinesi per chiedere la loro collaborazione al fine di scongiurare la scelta del terrorismo da parte di uno o più parenti, soprattutto giovani.