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時事イタリア語

イタリア語の新聞で最新のニュースを読みます

プーチン大統領、アメリカのアフガニスタン政策を批判

 アメリカ合衆国オバマ大統領は、タリバンの脅威がアメリカの目標にたいする「全面戦争」を意味するものであるとして、アフガニスタンからの撤兵を2017年まで延期することを決定した。またイタリア政府も今年の秋に予定されていた撤兵を延期することにした。
 ロシアのプーチン大統領によると、アメリカ合衆国政府のこの決定は、「アメリカ合衆国とその同盟諸国が過去14年間にわたってつづけてきた軍事キャンペーンが完全に失敗したことを示す明白な証拠である」という。現在ロシアは、アメリカ軍と対抗するかのように、中央アジアでのロシアのはたすべき役割を遂行すべく直接に介入している。ただしアフガニスタントルクメニスタンウズベキスタン、特にタジキスタンと国境を接しているだけに、ロシアの軍隊はアフガニスタンからこれらの諸国への国境を越えた侵入を防ぐことを目的としているようである。ロシアが警戒しているのは麻薬の流入だけではなく、テロリストたちの浸透である。
 オバマ大統領はプーチン大統領のこの発言に直接には反論しなかったが、シリアにおけるロシアの戦略について発言した。オバマ大統領は、「シリアの内戦を解決するためにロシアが採用している方針は成功していないし、成功することはないだろう」と指摘し、さらに「アサド大統領の政府のような政権を維持しようとすることは、シリア国民の大多数の人々から正当なものと認められることはないだろう」と繰り返した。 

www.lastampa.it

Renzi: “Potremmo restare in Afghanistan”

Il premier risponde alla richiesta americana: «Se rimangono loro è giusto fermarsi». Polemica Usa-Russia. Putin: hanno fallito. Obama: la loro idea in Siria non funzionerà
 
 

A Camp Arena, il quartier generale dei militari italiani ad Herat, non è ancora tempo di fare gli zaini. La missione italiana in Afghanistan, che sarebbe dovuta finire ad ottobre, poi a dicembre, sembra destinata a protrarsi ancora per molti mesi. «L’Italia è un grande Paese, stiamo valutando in queste ore la richiesta americana di proseguire per un altro anno», ha detto a Venezia il premier Matteo Renzi. Il presidente del Consiglio parla all’indomani della difficile decisione di Obama di rinviare il rimpatrio dei soldati Usa da Kabul. «Se l’impegno americano in Afghanistan prosegue, penso sia giusto anche da parte nostra ci sia un impegno. Stiamo ragionando sull’ipotesi di proseguire nel nostro impegno», ha detto Renzi. «Stiamo discutendo - ha ripetuto - la richiesta dei nostri amici e partner americani. Avete sentito tutti cosa ha detto il presidente Obama». 

 

ALTRE LE PRIORITÀ  

Il governo, per ora, prende tempo. Altre sono le nostre priorità, leggasi la Libia e il Mediterraneo; ogni altro impegno internazionale è considerato di troppo. Così si spiega la nostra palese ritrosia a farci trascinare nella guerra in Iraq come per il proseguo in Afghanistan. Gli italiani sono in quel martoriato Paese dal 2003 e da Roma non si vede l’ora di ammainare definitivamente il tricolore, visto che quella missione, sia pure nella forma ridimensionata a 750 soldati, costa pur sempre 150 milioni di euro all’anno.  

 

IL PRESSING DELLA NATO  

Il pressing dell’Alleanza atlantica a restare, però, è sempre fortissimo. E il segretario statunitense della Difesa, Ashton Carter, qualche giorno fa a Roma ha insistito moltissimo affinché gli italiani non mollino. Una presenza, la nostra, che a Washington viene considerata «utilissima» sotto il profilo militare, ma addirittura «indispensabile» sotto il profilo simbolico. Il perché è chiaro: italiani, tedeschi, spagnoli e inglesi sono ancora presenti in forze in Afghanistan; se mollassero, gli americani resterebbero da soli a reggere l’urto dei taleban. Soli soprattutto nell’affrontare le polemiche.  

 

A KABUL ALMENO FINO A FINE 2016  

Il governo Renzi condivide la preoccupazione di veder crollare l’Afghanistan democratico sotto i colpi dell’insurrezione taleban (e ora anche di piccole formazioni che si rifanno al Califfato). Perciò si è rassegnato a restare per tutto il 2016. Per il 2017 si vedrà. Il ministro Roberta Pinotti nei giorni scorsi, dopo un vertice Nato a Bruxelles, diceva: «Non lasceremo l’Afghanistan solo. Si attende il rapporto della missione Resolute Support per aver un quadro della situazione e ci si è dati appuntamento per valutare se ci sono necessità ulteriori rispetto a quelle preventivate. Abbiamo un impegno importante nel Mediterraneo, però valuteremo».  

 

IL RISIKO GLOBALE DI PUTIN  

Intanto la decisione del presidente Ue di mantenere le truppe Usa a Kabul sino al 2017 innesca intanto un nuovo duello con la Russia. Putin fa sapere infatti che intende muovere il suo esercito per blindare i confini russi e delle ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale contro il rischio di un’espansione della minaccia terroristica dall’Afghanistan, sia essa talebana o del sempre più presente Isis. Forse era una mossa pensata in previsione proprio del progressivo ritiro delle forze Nato dall’Afghanistan e del vuoto di potere che avrebbe lasciato. Ma oggi si è trasformata in una nuova dimostrazione di forza per ostentare la capacità di giocare su tutto lo scacchiere internazionale e denunciare l’ennesima debacle della politica estera americana, dopo la Libia e la Siria.  

 

MOSCA CONTRO WASHINGTON  

Per Mosca, infatti, la decisione della Casa Bianca di sospendere il ritiro delle truppe dall’Afghanistan, con l’immediata minaccia talebana di una «guerra totale» contro bersagli Usa, «è un’altra evidente testimonianza del completo fallimento della campagna militare di 14 anni da parte di Washington e dei suoi alleati». Per questo ora la Russia interviene direttamente, rivendicando il suo ruolo nell’Asia centrale, in aperta concorrenza con gli Usa. Le truppe di Mosca sembrano destinate a presidiare le porose frontiere che l’Afghanistan condivide con il Turkmenistan, l’Uzbekistan e soprattutto il Tagikistan, nel timore non più soltanto di fiumi di droga ma anche di infiltrazioni terroristiche. 

 

OBAMA SULLA SIRIA  

Obama non ha risposto direttamente a Putin ma ha parlato della strategia di Mosca in Siria: «L’idea della Russia per risolvere la situazione non funziona e non funzionerà» ha spiegato ribadendo come «si cerca di sostenere un regime, quello di Assad, delegittimato dalla maggioranza della popolazione siriana».