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時事イタリア語

イタリア語の新聞で最新のニュースを読みます

イスラム国との戦い準備するフランス、ロシア、アメリカ

 ロシアのプーチン大統領は、フランスのオランド大統領任せにはしておらず、ロシア議会に、国連アメリカ合衆国、中近東の主要な諸国にたいして、イスラム国と戦う真の同盟を結成することを求める決議を採択させた。昨日、フランスのオランド大統領は、11月24日にはアメリカ合衆国オバマ大統領と、11月26日にはロシアのプーチン大統領と会談することを明らかにした。大統領の歴訪の目的はすでに、一昨日のヴェルサイユでの演説で明らかにされている。イスラム国と戦うために国連安全保障理事会の決議を獲得することである。

www.lastampa.it

Hollande, Putin, Obama: quale partita contro Daesh?

 

Il presidente francese Hollande

 
 

Vladimir Putin non lascia l’iniziativa a Hollande, e fa votare dalla Duma -il Parlamento di Mosca, perfettamente controllato dallo zar - un appello alla Ue, agli Stati Uniti e a svariati Paesi del Medio Oriente perchè si formi una vera willing coalition contro il Daesh. Proprio ieri, l’Eliseo aveva fatto sapere che Hollande sarà da Obama il 24 e da Putin il 26, e quale sia l’obiettivo di questi viaggi il presidente francese l’ha già detto nel discorso alle Camere riunite a Versailles l’altroieri: ottenere una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dellOnu per intervenire contro l’Isis.  

 

Solo tra parentesi si può notare che l’appello francese dopo il massacro di Parigi è rivolto a mezzo mondo, ma mai è stata nominata la Cina: che farà Pechino in Consiglio di Sicurezza, dove dispone di potere di veto, pur essendo coinvolta (per fortuna) al tavolo dei colloqui per la pace in Siria di Vienna, dove pure ha dato il proprio assenso alla road-map che è stata stabilita solo sabato scorso, e che prevede comunque l’uscita di scena di Bashar Al-Assad? 

 

RETROSCENA - Adesso la Germania si sente nel mirino (di Tonia Mastrobuoni)  

 

Attualmente infatti le operazioni militari della coalizione anti-Isis non sono coperte da alcun mandato multilaterale: Stati Uniti, Russia e Iran operano - spesso in forma non coordinata, anche se un maggior coordinamento è in fieri dopo l’entente cordiale Usa-Russia trovata prima a Vienna e poi al G20 di Antalya - interpretando le tre risoluzioni Onu anti-Isis esistenti, per contrastare i foreign-fighters, il contrabbando di petrolio col quale Daesh si finanzia largamente, e per bloccare flussi di finanziamenti dei cosiddetti “donatori” e qualunque tipo di attività economica con i “paranoidi fascisti”, per usare le parole di John Kerry, che considerano Mosul la loro capitale. 

 

MAPPA - Le vittime del terrorismo globale: solo il 3% sono in Occidente  

 

Tre risoluzioni Onu ampiamente disattese, ma che contengono tutte riferimenti alla lotta al terrorismo: una base considerata sufficiente da Usa, Russia, Iran e altri Paesi (tra i quali l’Italia che partecipa con 4 tornado in assetto non combat ma da ricognizione). Se le operazioni dovessero diventare massicce, è evidente che occorrerebbe una apposita decisione assunta dal Consiglio di sicurezza. 

 

Ma il punto è un altro: fonti militari, e tra queste in numerosi interventi anche pubblici il generale Tricarico che comandò le operazioni internazionali durante la guerra cosiddetta del Kosovo, hanno osservato che «non ci sono più obiettivi Isis da colpire». Ovvero, non ci sono più obiettivi da tener fermi nel mirino, dall’alto. Tutto quel che si poteva fare è già stato fatto. 

 

RETROSCENA - Così nasce la grande offensiva anti Isis (di Maurizio Molinari)  

 

 
 

 

Gli attentati di Parigi sarebbero anche una reazione a questo, molti obiettivi del Daesh sono stati centrati (anche dall’aviazione militare francese nei 20 strike effettuati dopo Parigi). Adesso, se davvero questa è una guerra, occorrerebbe mettere gli stivali sul terreno

 

È quel che il presidente Obama non vuol fare, e per capire il perchè occorre leggere attentamente cosa ha detto da Antalya: «Sarebbe un errore, non è solo il mio punto di vista, ma quello dei miei consiglieri militari e civili. Noi abbiamo il miglior esercito e i migliori strateghi militari del mondo, e il nostro esercito sarebbe in grado di conquistare Mosul, Raqqa, Ramadi e liberarle temporaneamente dall’Isis. Ma nel tempo i terroristi tornerebbero, a meno che non siamo pronti a mettere in piedi un’occupazione militare permanente di questi Paesi. Supponiamo poi di mandare 50.000 soldati in Siria, cosa facciamo poi quando un attentato in Occidente viene progettato in Yemen o in Libia? mandiamo soldati anche lì?». 

 

PERSONAGGIO- Chi è Abaaoud, mente degli attacchi di Parigi (di Lorenzo Martinelli)  

 

Come si vede, non si tratta di un Commander-in-chief riluttante, il presidente Obama pone la centrale questione di sradicare il terrorismo e il brodo di coltura - come si diceva decenni orsono in Italia - costituito dalle condizioni di vita in Occidente di cittadini che sono immigrati di seconda, terza o quarta generazione. 

Questioni che non si risolvono con la guerra di Hollande, e tantomeno con quella di Putin. Che di Obama dovrebbero tenere a mente la parte finale del discorso, «quello che non farò è prendere decisioni solo perché possono funzionare dal punto di vista politico, o farci sembrare astrattamente forti. Sono cose queste con le quali non ho tempo da perdere». Sono cose, aggiungiamo noi, che portarono agli errori di cui ancora paghiamo le conseguenze, a cominciare dalla guerra in Iraq. Per quella contro il Daesh ci sono molte armi da affilare, ma non tutte e tantomeno le più importanti catalogabili come “guerra”.